Forse non c’è niente di male

Io, forse non c’è niente di male, mi piacciono le fantasie di frutta delle tovaglie cerate e anche le tende da sole a righe. Forse non c’è niente di male: andare in giro con i vestiti di quando avevo 7 anni, o fissare quella bolla d’intonaco sul palazzo di fronte senza sbattere mai gli occhi. Rovinare con le dita le pagine dei libri è bello, così poi si capisce dove sono arrivata; mangiare tutti i giorni spaghetti al tonno, sentire se una porta a molla cigola per bene. Se di notte mi sveglio e la Gianna, di sopra, sta bestemmiando col gatto; se mi lasciano fumare mentre gli altri mangiano. È bello se ho fatto la doccia da poco, così non la devo rifare; incontrare qualcuno più alto di me, o quando, per caso, due dicono la stessa parola insieme. È bello ritagliare le figure con le forbici, e poi incollarle sui quaderni. È bello quando ti mettono una mano sulla spalla e tu non te lo aspetti; è bello tagliarsi i capelli da soli e anche se c’è qualcuno da aspettare per cena, è bello. È bello essere stanchi e poi, subito, addormentarsi.

(immagine esemplificativa di intonaco a bolle. San Donato, Bologna)

Non importa cosa dicono gli altri

Quando uno è pronto se ne accorge- come si fa a spiegare- è come aver fatto un corso di specializzazione lunghissimo, che servono anni e anni di esercizi e ripetizioni, mettiamo. Ma quando poi uno è pronto è capace che gli bastano anche quantità piccolissime, infinitesimali, di futuro. Esprimiamoci per esempio in centilitri, per dare un’idea. Io penso che per un esperto nel campo dell’odore di futuro possono bastare 2 o 3 CL, anche meno forse, non tanti, bastano pochi, due o tre, per dire una misura così, mica tanta. Non importa cosa dicono gli altri, deve ancora iniziare febbraio, 2 o 3 CL di odore di alberi con le foglie, di odore di pioggia dopo pranzo a pasquetta, 2 o 3 CL di odore la mattina in spiaggia, sono lì che stanno passando, con un freddo becco, diluiti nell’aria: tanto basta a un professionista.

Una cosa che volevo dire ad Aprile, poi però mi sono scordata.

È più dolce del solito veder succedere le cose, mi sono scordata di dire ad Aprile, veder succedere delle sciocchezze, ultimamente. Se si sente da fuori qualcuno che ride, tutto il palazzo corre alla finestra a vedere. Volevo dire ad Aprile, poi però mi sono scordata, che i bucati con le lenzuola e i piumini dei pioppi che girano sono ipnotici. Anche prima erano ipnotici, anche prima correvo alla finestra a vedere. Solo, adesso è più dolce, dicevo, come le cose che si usavano e non si usano più, le cose che si conoscono e però sono lontane. È una cosa, ora, che ti mette un aghetto nel cuore, e poi spinge un po’.

i maglioni

Boh. Per me, se devo dire, doversi rimboccare i maglioni dentro la gonna o, ancora peggio, dentro i collant, è una di quelle cose che, non so: è la conferma che viviamo le nostre scomode vite in un universo imperfetto dominato dal Caos.

questa cosa strana

Delle volte si subisce questa cosa strana dei pensieri, si sentono dei pensieri che ti usano come tunnel, non so come dire, ti usano come un tunnel o come un traforo per arrivare a essere pensati, e saltano su a sproposito quando non c’entrano niente e ti lasciano tutto imbambolato, che neanche ti accorgi cosa sta succedendo. Voglio dire, c’era questo ragazzino di fronte al benzinaio, stava mettendo il Phantom sul cavalletto, si era tolto il casco, aveva parcheggiato in una specie di piazzetta con delle aiuole delle panchine, e io lo guardavo, stavo pensando, ce ne ho messo per capire cosa stavo pensando eh, stavo pensando, era una frase come: “questi qua sono gli ultimi anni, per forza, poi finisce il Mondo, non bisogna illudersi, bisogna ragionare, per forza che è così” e lo guardavo, riesco a guardare per un sacco di tempo senza sbattere le palpebre quando mi vengono i pensieri così, lo guardavo, ero di un tranquillo.

non la fine

Io dico che il pomeriggio, no, quando c’è un po’ di penombra in casa e uno capisce che si sta addormentando dal rumore delle cicale che va e viene, e prova magari a muovere un braccio o un piede, ma sente che non ce la fa più di tanto e si riaddormenta mentre è lì che cerca delle parole che stava pensando ma che non c’è verso di ritrovarle; eh, io dico che quello è proprio l’inizio dell’estate. Non la fine, dico, l’inizio.

Donne!

Volevo dire, io durante la quarantena una persona a cui pensavo molto era l’arrotino che di solito passava qui sotto in macchina con gli altoparlanti. Delle volte, soprattutto le prime, da lontano sembrava lui, invece da vicino sentivi che putroppo erano le macchine della polizia che dicevano NON USCITE, RIMANETE NELLE VOSTRE ABITAZIONI. Allora mi veniva da chiudere la finestra, all’inizio era una brutta delusione, e mi veniva da pensare all’arrotino dov’era, cosa stava facendo. Poi l’altro giorno è successa una cosa che, dopo la paura che mi ha fatto passare, ho capito che io con quell’arrotino vorrei essere migliori amici per sempre. Si sentiva una macchina con gli altoparlanti in avvicinamento, che girava piano e quando è stata abbastanza vicina è stato orribile, ho capito che diceva DOVETE RESTARE IN CASA, STATE IN CASA. Ma poi ha lasciato un piccolo stacco e ha iniziato a urlare DONNE! È ARRIVATO L’ARROTINO! ARROTA COLTELLI RIPARA OMBRELLI CUCINE FORNI A GAS LAVORO SUBITO E IMMEDIATO! È stato un trionfo.

Gattoratto

Alla fine del servizio, quando faceva molto caldo, il proprietario del posto dove lavoravo, apriva il frigo delle bibite, prendeva il gatorade e diceva sempre: ‘ il Gattoratto’. Poi si metteva seduto e lo beveva tutto in quattro o cinque sorsi. Poi si prendeva una caviglia con la mano e la metteva sul ginocchio, cioè accavallava le gambe. Poi si fumava molte Philip Morris gialle. Poi davvero eravamo tutti così stanchi che se si restava a sedere per più di dieci minuti non ci si riusciva più ad alzare e a tornare a casa. Ci voleva uno sforzo, anche a togliersi il grembiule.

Johannes Huwe – Open ‘till midnight or later, 2008